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Tutto sul Natale 2017, INcanti di Natale 2017 con i Suoni, le parole della tradizione ad Albisola, Musica, Cultura, Giochi, Iniziative, tutto per vivere al meglio questa magica atmosfera..

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Per un Natale Imperdibile qui nel territorio Albisolese, le Albisole Presentano:Le mostre e gli eventi nelle festività delle Albisole Di seguito la brochure degli appuntamenti!

Natale Albisolese

Le Albisole pedalano insieme per un’estate di eventi - Albisola Superiore

Città di Albisola Superior, speciale video “Enjoy Albisole"

 

“Enjoy Albisole" ..una imperdibile Estate!!!
Fiore all’occhiello della stagione estiva di eventi di Albisola Superiore torna a grandissima richiesta, dopo un anno di pausa, la proposta teatrale del Teatro Pubblico Ligure,  progetto e regia di Sergio Maifredi che, a seguito del successo di pubblico e di comunicazione riscontrato negli anni passati  nelle stagioni estive, proporrà al pubblico albisolese il  nuovo progetto  “In Movimento“ che prevede   il ritorno di Odissea- Un racconto Mediterraneo  il 31 Luglio con  “Il ciclope”, evento  scelto per le  celebrazioni del  centenario di  Camillo Sbarbaro e due date  di spettacolo e musica sui grandi temi  del “Movimento”  con Gian  Luca  Favetto e con Massimo Minella, narratori  scrittori  ed interpreti.

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Bella Liguria - il Video di Albisola Superiore

Nuovo video turistico della Città di Albisola Superiore.

 

"Il video documentario della nostra Albisola realizzato da TeleGenova per la rubrica nazionale "Bella Liguria" alla scoperta dei comuni e dei borghi più suggestivi della nostra Regione.

Un breve viaggio alla scoperta delle eccellenze del nostro territorio: dalle spiagge, il nostro mare e i suoi prodotti ad arrivare alla galleria d'arte all'aria aperta dei caruggi del borgo del colore di Ellera passando per la tradizione ceramica del nostro paese con le opere realizzate dai giovani ma affiatati futuri artisti.

Viva #Albisola!"
 

I piú antichi reperti archeologici e le piú antiche notizie ricavabili dai documenti di archivio concordano, per ora, nel fissare nell'ultimo quarto del XV secolo l'inizio della produzione ceramica ad Albisola.
La vicina Savona ha invece una tradizione molto piú antica, che, secondo studi recenti, risale al XII secolo.

In Albisola l'attivit´ di produzione della ceramica é stata favorita dalla presenza di depositi di argilla rossa e di cave di terra bianca presenti in vari punti della pianura e sui fianchi delle colline ; dall'esistenza di boschi molto estesi nelle vallate limitrofe; dalla posizione lungo la spiaggia del mare, che facilita l'imbarco dei prodotti finiti ed offre vasti spazi utilizzabili per l'essicazione degli oggetti appena foggiati.
Sin dall'inizio la produzione albisolese di ceramica si differenzia in due tipi :

  • le terrecotte ingobbiate e graffite , la cui lavorazione si articola in due tempi : l'oggetto viene modellato, ricoperto di ingobbio ottenuto sciogliendo terra bianca in acqua e graffito con una punta sottile, quindi cotto. Successivamente é ricoperto di vetrina o vernice (previa decorazione a macchie di colore nei tipi policromi) e cotto una secona volta;
     
  • le maioliche: in questo caso l'oggetto in terra é cotto subito una prima volta ; quindi é immerso in un bagno di smlato, o maiolica, reso opaco dalla presenza di stagno. Su questo rivestimento vengono eseguite le decorazioni a pennello, quindi l'oggetto é cotto una seconda volta.


Alla fine del Quattrocento é conosciuta un'abbondante produzione di terrecotte ingobbiate e graffite monocrome: sono piatti e scodelle di colore giallo-marrone o verde, molto spesso decorate con un motivo a croce formata da otto raggi , quattro curvilinei alternati a quattro rettilinei. Vi é pure qualche esemplare con macchie verdi e bruno sotto vernice gialla, ma di questo tipo policromo é molto piú frequente la forma del boccale.
Non é ancora ben definita, in questo primo periodo, la produzione di maioliche. Abbiamo infatti scarsi reperti archeologici, tra i quali riesce difficile riconoscere gli oggetti prodotti localmente da quelli importati, per lo più dal Lazio e dall'Emilia.
Molto presto, nei primi anni del Cinquecento, ha inizio la produzione di laggioni, o piastrelle da rivestimento per pavimenti o pareti, ricoperte di smalto a vivaci colori, secondo disegni in parte derivati dall'arte islamica, in parte di gusto rinascimentale.
In Albisola esistono due imporanti opere in piastrelle maiolicate.
La piú antica si trova nella casa di risposo di Albisola Superiore. E' firmata da Giovanni Giacomo Sciaccarama e datata 1554. Riproduce il testo di una deliberazione degli amministratori dell'antico Ospedale di San Nicolò , in bianco su piastrelle blu. La prima lettera , ad imitazione di quelle dei codici miniati, contiene il gruppo della Madonna con il Bambino e san Giovannino.
La seconda opera si conserva nella chiesa parrocchiale di N.S. della Concordia in Albissola Marina. E' un grande pannello contenente una libera interpretazione di un quadro raffigurante l'Adorazione dei pastori del pittore ligure Antonio Semino. Fu fatto in Albisola nel 1576 e dipinto da Gironimo Tommasi da Urbino.
Altri numerosi laggioni con disegni diversi sono esposti nel Museo della Ceramica Manlio Trucco.

Ancora del Cinquecento è tipica la produzione di maioliche ricoperte di smalto berettino, di colore azzurro intenso, e decorate in blu scuro. Sono piatti e scodelle di forme diverse, e boccali .
Un altro tipo molto diffuso è quello a smalto bianco con decoro a motivi vegetali stilizzati blu.
Qualche reperto archeologico recente ci consente di ipotizzare l'esistenza di una produzione in stile compendiario, cioè a fondo bianco con rade decorazioni in azzurro o policromia, ad imitazione di quelle prodotte a Faenza.
Notizie di archivio segnalano la presenza di una produzione decorata a grottesche, nella seconda metà del Cinquecento.

Le fornaci ceramiche risultanti dal catasto più antico, databile al 1569, sono quattordici, delle quali tredici in Albisola Marina ed uno soltanto a Superiore.
Nel successivo catasto nel 1612 compare anche una fornace nella frazione Capo e compare il primo mulino da colore (cioè adibito a macinare vernici e colori ed ogni altro materiale destinato alle fabbriche di ceramiche) lungo il torrente Sansobbia, nella zona di Ellera.
E' ancora sconosciuto il momento preciso della decorazione più tipica e conosciuta della ceramica di Albisola e di Savona , quella in monocromia azzurra, collocabile genericamente nella prima metà del Seicento.
Nel 1640/41 le fornaci sono ventitre' ad Albisola Marina (che nel 1615 si è staccata da Superiore formando un comune indipendente), una a Superiore, una ancora a Capo, i mulini da colore ad Ellera sono due. Siamo quindi in un momento di grande fioritura della produzione. Evidentemente la ceramica deorata in monocromia azzurra sta ottenendo grandi successi.
Si suppone che il tipo di decorazione definita calligrafico-naturalistica, riprodotta in alcuni dipinti della prima metà del Seicento, abbia preceduto i tipi cosiddetti a tappezzeria e gli istoriati (si tratta di definizioni adottate da ceramologi per comodità di studio).
Il calligrafico-naturalistico deriva da prototipi cinesi ed è caratterizzato da un'intricata vegetazione di tipo palustre , con rocce tondeggianti, pietre e fiori, ed anche uccelli ed altri animali come cani , cerbiatti e cavalli. Fu prodotta frequentemente in policromia.
Il calligrafico a tappezzeria presenta graziosi piccoli motivi (fiori, farfalle, uccellini, insetti, casette, velieri, nuvole) sparsi con leggerezza ed eleganza su un fondo azzurro pallido od anche bianco.
Più importante e pomposo lo stile istoriato, definito anche scenografia barocca, esibisce scene più o meno complesse con molte figure tratte dalla Bibbia, dalla mitologia, dalla storia antica, sullo sfondo di tipici paesaggi a montagnette, arbusti e castelli.
Molte di queste scene sono dipinte su grandi piatti detti reali, molti dei quali sono invece modellati a sbalzo ad imitazione delle pregiate argenterie genovesi.
Uno dei più bravi pittori del calligrafico a tappezzeria fu un albisolese, Gerolamo Merega (Albisola Superiore, 1636-1679) che nel 1676 fornì quasi cinquecento vasi da farmacia all'ospedale genovese di Pammatone. Alcuni di questi vasi sono esposti al museo Trucco.
Vi era inoltre tutta una produzione piú corrente di piatti dipinti a paesaggio in azzurro intenso con al centro una singola figura, o anche soltanto una torre, un faro o una lanterna di Genova.

Nella produzione albisolese sono interessanti i marchi di fabbrica. Ciascuna famiglia possedeva il suo : i Grosso una riproduzione della Lanterna di Genova autorizzata dal Senato della Repubblica nel 1641; i Pescio un pesciolino, o in qualche caso tre pesci; i Conrado una corona.
Altre marche, non ancora attribuibili con sicurezza sono lo scudo crociato, la chiesina o santuario, la stella a cinque punte e singole lettere come la G o la S. A Savona tutti i pezzi sono invece contrassegnati con un piccolo stemma della cittá molto stilizzato.
La produzione di maioliche con i vari decori in monocromia azzurra continua ad Albisola sino alla metá del Settecento. Nell'ultimo periodo il gusto per il colore azzurro intenso va scemando e gli oggetti in maiolica sono in gran parte bianchi con decori in azzurro limitati ai bordi ed al cavetto.
Piú scarsa dovette essere la produzione di maioliche policrome nei nuovi decori "a figuretti" (quello che oggi viene chiamato stile Levantino) , a "uccelli e prezzemolo", ad "archi spezzati" per la cui conoscenza ad Albisola abbiamo ora pochi elementi.
Mentre invece a Savona proprio nel Settecento emergono alcune figure di artisti che sono anche abili imprenditori e si sviluppano importanti aziende. Fra tutti primeggia Giacomo Boselli.
La maiolica di Albisola é in piena decadenza all'inizio del nuovo secolo, quando ormai non si fabbricano piú che modesti boccali e bombilli tutti bianchi o recanti il semplice decoro cosiddetto "a fioracci" in azzurro o in manganese.
Anche le terrecotte ingobbiate e graffite hanno continuato ad essere prodotte dalle fabbriche albisolesi per tutto il Cinquecento ed il Seicento, accanto alle piú raffinate maioliche, per una clientela piú modesta .
Un posto importante tra i clienti delle terrecotte albisolesi é occupato dalle istituzioni religiose, alle quali era destinata la cosiddetta graffita conventuale decorata con la croce, con figure di santi , con stemmi di ordini religiosi, sotto vernice di colore giallo-marrone o verde, di gradevole effetto.
Molti esemplari della ricca produzione di terrecotte degli ultimi anni del Seicento e dell'inizio del Settecento, comprendenti , oltre alle graffite conventuali, oggetti ingobbiati e graffiti monocromi o policromi, oggetti ricoperti di ingobbio marmorizzato, pentole, vasi e vasetti da cucina, contenitori per uso di bordo, sono esposti al Museo Trucco e provengono da uno scavo effettuato nel 1983 nella fornace Giacchino di Albisola Superiore.
Tutta questa produzione comincia ad estinguersi attorno al terzo decennio del Settecento per lasciare il posto ad un nuovo tipo di terracotta a carattere popolare , di grande successo, e della quale si ignora l'origine. E' quella che noi oggi chiamiamo terracotta a taches noires, usando un termine preso dalla Statistica del Dipartimento di Montenotte del prefetto Chabrol de Volvic.
Si tratta di un tipo nuovo di terracotta decorata sotto vernice con strisce tracciate liberamente con un pennello intriso di manganese. La vernice piombifera arricchita di ferraccia assume una colorazione marrone, al di sotto della quale le strisce o macchie , quasi nere, risaltano con gradevole effetto.
Questo nuovo prodotto determina in Albisola un vero e proprio boom. Le fornaci si moltiplicano, specialmente nella frazione Capo, dove raggiungono il numero di quattordici; ma sono in gran parte acquistate o costruite da famiglie della nobiltá genovese, i Della Rovere e soprattutto i Balbi.
La produzione raggiunge i venticinque milioni di pezzi all'anno. Si tratta di un prodotto veramente popolare, poco costoso e bene accetto alle classim sociali piú modeste, che viene esportato persino in America, nel Canada. Per non parlare del successo in sede locale, dove i frammenti di taches noires rappresentano il reperto piú diffuso in tutti gli scavi e in tutte le raccolte di superficie dell'intera Liguria.
Soltanto l'imposizione di forti dazi da parte di Francia e Spagna risucirá a provocare una crisi nella produzione, che coinvolge pesantemente, all'inizio dell'Ottocento, la comunitá albisolese.
I fabbricanti sono costretti ad autolimitarsi attraverso un accordo che stabilisce il numero massimo di cotture annue per ciascuna fornace, riducendo la produzione di circa la metá.

Sempre nei primi anni dell'Ottocento si verifica un graduale aumento della produzione della cosiddetta terraglia nera, cioé della terracotta verniciata in bruno di manganese , che soppianta in breve tempo la terracotta decorata a taches noires.
Si tratta di manufatti di sobria eleganza , spesso improntati al gusto neoclassico dominante, tipico anche delle contemporanee terraglie inglesi.
Ma anche per la terraglia nera, malgrado regolamenti ed accordi tra ceramisti, sopravviene il momento della crisi, verso la metá del secolo.

ceramiche albisolaQuesta volta i fabbricanti albisolesi trovano uno sbocco in un campo nuovo, la produzione di pentolame da fuoco. Tal produzione, favorita particolarmente nella frazione Capo dalla costruzione della linea e della stazione ferroviaria, dopo un periodo di grande successo a cavallo tra i due secoli, si estinguerá soltanto negli anni Cinquanta del nostro secolo.
A prosperare con la fabbricazione delle pentole sono soprattutto le fabbriche piú grandi che si organizzano importando via mare la terra refrattaria necessaria dalla Francia, che gestiscono un mulino sociale per macinare le vernici. Quest'ultimo concorre ad accentuare la crisi dei mulini che lungo il torrente Sansobbia, nella frazione Ellera, da oltre due secoli macinavano le vernici destinate alla fabbriche di ceramiche.

Le fabbriche di pentole impiegano molti salariati con pesanti orari di lavoro ; si hanno cosí verso la fine del secolo i primi scioperi nelle fabbriche.
Le fabbriche minori, che hanno conservato una conduzione familiare, non potendo permettersi il lusso di acquistare la terra in Francia, producono, usando come nel passato la terra locale, un nuovo tipo di terracotta ancor piú popolare, ma di effetto molto gradevole. E' una terracotta di colore giallo coperta di ingobbio, verniciata con solfuro di piombo (arcifullo) e decorata a mezzo di stampini con motivi di bruno di manganese e in verde ramina.
I clienti di questo nuovo prodotto sono soprattutto i contadini locali e dell'entroterra.

Ancore nel filone della produzione popolare sono da ricordare le figurine da presepe, prodotte in famiglia la sera con un po' di terra portata da chi lavorava in fabbrica, usando vecchi stampi. La gran parte delle figurine era smerciata il 13 Dicembre a Savona in occasione della fiera di Santa Lucia.

La produzione delle maioliche, interrotta all'inizio dell'Ottocento, riprende in Albisola all'inizio del secolo, grazie ad alcune nuove fabbriche.
La ditta Poggi, (conosciuta sotto diverse successive ragioni sociali), aveva iniziato nel 1862 producendo piatti bianchi alla maniera di Mondoví in una nuova fornace a pianta rotonda (l'unica in Albisola, dove le fornaci avevano tutte la pianta quadrata o rettangolare).
Con Nicoló Poggi, che dal 1892 gestisce la sezione di terraglia e stoviglieria della fabbrica, ha inizio l'avventura nel campo delle ceramiche artistiche.
Quasi contemporaneamente si inserisce sul mercato Giuseppe Piccone. Dopo un decennio, nel 1903, Giuseppe detto Bausin Mazzotti. Quest'ultima manifattura é l'unica tuttora attiva.
La produzione del Poggi si rivolge soprattutto allo stile liberty, quella del Piccone é piuttosto eclettica. Ben presto l'uno e l'altro iniziano la produzione su maiolica dei motivi in antico stile in monocromia azzurra , seguiti ancor oggi da un'infinitá di botteghe minori.
Gli anni del futurismo segnano un momento di grande sviluppo dell'arte ceramica albisolese , grazie a noti artisti che vengono a lavorare e nella nostra cittadina e a cuocere nelle fornaci locali, attirati dalla personalitá di Tullio Mazzotti o Tullio d'Albisola.
In questo periodo un fatto molto importante é rappresentato dalla presenza presso la fornace di Manlio Trucco di Arturo Martini, il grande scultore trevigiano che si stabilirá nella vicina Vado. Le ceramiche di molti artisti denunciano evidenti l'influsso della sua opera.
Ancora nel secondo dopoguerra Tullio d'Albisola é il polo attorno al quale gravitano negli anni Cinquanta le piú personalitá del panorama artistico nazionale e internazionale. Albisola é riconosciuta capitale della ceramica. Si organizzano gli Incontri Internazionali della Ceramica e accanto ad essi mostre, concorsi e premi di varia natura .
Di questo periodo e dei numerosi concorsi che l'hanno caratterizzato, su iniziativa degli enti preposti alla promozione turistica, restano molte interessanti opere che sono entrate recentemente a far parte delle collezioni del Civico Museo della Ceramica Manlio Trucco di Albisola Superiore.
Oggi molti artisti dichiara fama frequentano ancora Albisola, appoggiandosi ad una rete composta da una trentina di fabbriche in gran parte di piccole dimensioni e spesso a carattere familiare, e da poche unitá di maggiori proporzioni che mantengono, tra l'altro, rapporti commerciali su scala mondiale. Sono infine da aggiungere al panorama albisolese due fabbriche a carattere industriale , la FAC e la Cooperativa Stovigliai, oggi CEAL.